In questo articolo

con la consulenza di Fulvia Tramontano
Psicologa e psicoterapeuta junghiana. Riceve a Roma: https://ftstudium.it
Il ruolo della Il nostro sistema mnemonico è progettato per selezionare le informazioni più utili e lasciare andare il resto. Ma allora, quando è normale dimenticare e quando invece è il caso di approfondire?
Quante volte ci capita di dimenticare dove abbiamo lasciato le chiavi della macchina, il nome di una persona appena conosciuta o se abbiamo chiuso a chiave la porta del nostro appartamento? Si tratta di episodi che potrebbero destare preoccupazione e farci dubitare della nostra memoria, ma in realtà fanno parte del suo normale funzionamento. La memoria è una funzione essenziale del nostro cervello che ci permette di immagazzinare, elaborare e recuperare informazioni. Senza di essa, non solo non potremmo ricordare il nostro passato, ma nemmeno apprendere nuove conoscenze o svolgere le attività quotidiane con fluidità.
Tuttavia, non è un archivio perfetto e infallibile: è un sistema dinamico, in costante adattamento, che seleziona le informazioni più rilevanti e scarta quelle ritenute superflue. Dimenticare, quindi, non è necessariamente un segnale di un problema cognitivo, ma spesso una normale strategia del cervello per evitare il sovraccarico di dati. Ma quando è il caso di preoccuparsi? E come possiamo migliorare la nostra capacità di rammentare?
L’abbiamo chiesto alla dottoressa Fulvia Tramontano, psicologa e psicoterapeuta: «Negli ultimi anni della mia pratica clinica ascolto sempre più spesso donne che lamentano una perdita di memoria, molto preoccupate che possa essere il primo step di un declino cognitivo neurodegenerativo. Facciamo però chiarezza: molte malattie che portano a perdere coscienza di se stessi incutono profonda inquietudine e paura, ma tali condizioni, nelle diagnosi più gravi, presentano un insieme di situazioni patologiche, sia sintomatiche che rilevabili con specifici test neurologici.
Se i sintomi di non riuscire ad apprendere – cioè mandare nei magazzini mnestici le nuove acquisizioni e/o di non riuscire a recuperare un ricordo – disturbano notevolmente la vita della persona, sarà bene parlarne al medico, che valuterà l’opportunità o meno di approfondimenti. Più in generale possiamo brevemente richiamare che la memoria è un meccanismo articolato, per il cui funzionamento sono coinvolti diversi circuiti cerebrali interconnessi all’interno di reti neurali complesse.
I gradi di vigilanza
La grandissima mole di informazioni da cui il cervello è costantemente bombardato durante la veglia, non solo in questa epoca di super acquisizioni informative ma da sempre, viene sottoposta a processi che – sommariamente, possiamo dire – immagazzinano, poi elaborano oppure lasciano andare, se l’informazione viene ritenuta non utile ai processi elaborativi. Si parla di memoria a breve termine, a lungo termine e memoria sensoriale. Senza qui addentrarci troppo nei tecnicismi, trasferiamo nella vita quotidiana queste conoscenze scientifiche ricordando un dato fondamentale: la memoria è un fatto di attenzione. Se non prestiamo attenzione a quanto vorremmo poi facilmente richiamare dalla memoria, per il cervello sarà un’informazione inutile da trattenere e verrà processata come dato eliminabile. Il cervello possiede diversi livelli di vigilanza e il grado di attenzione che riusciamo a prestare è fondamentale. E allora questi cosiddetti cali di memoria ci devono impensierire oppure no? Ognuno può sperimentare da sé che le cose a cui prestiamo consapevole attenzione, quindi non i comportamenti automatici ma, per fare un esempio, le carte da gioco durante il burraco, non vengono dimenticate, se il gioco ci coinvolge.
Comportamenti automatici
Occorre quindi cercare di mantenere allenata la propria capacità di attenzione, portando consapevolezza agli atti che compiamo. Un altro esempio: abbiamo già versato il sale nell’acqua che bolle per la pasta oppure no? Poiché si tratta di un comportamento ripetitivo e automatico, probabilmente viene svolto senza attenzione consapevole e potremmo non ricordarcene. Per alcune cose oltre all’attenzione vale l’emotività coinvolta, cioè un fatto che ci emoziona o ci fa provare un sentimento intenso non verrà più dimenticato, perché il nostro meraviglioso cervello lo processa direttamente come elemento da trattenere a lungo termine. E per recuperarlo come si fa? Per farlo, basterà spesso solo un profumo o un suono. Riassumendo, non sottovalutiamo segnali seri di perdita di memoria soprattutto se si accompagnano a comportamenti inusuali, ma restiamo sereni sapendo che riusciremo a ricordare molto meglio se siamo meno distratti da troppe informazioni».
5 consigli per allenare la capacità di ricordare
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Se temi di perdere la memoria devi tenerla allenata con un compito che per il cervello sia nuovo e non ripetitivo.
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Lo sforzo che avverti mentre cerchi di imparare una cosa nuova, come una lingua straniera, è proprio il segnale che il cervello sta lavorando per te.
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Niente sovrapposizione di troppe informazioni contemporaneamente, il cervello scarterà quelle più impegnative.
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Per le cose che vuoi assolutamente ricordare metti intensità emotiva e attenzione.
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Prova a memorizzare una nuova canzone: sarà facile ricordare il testo perché la musica accende una parte diversa del cervello e fa da “traino”.
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