C’era una volta il rattan (e c’è ancora)
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C’è qualcosa di ipnotico in una sedia in rattan. Forse è la trama intrecciata, forse è la leggerezza, forse è quella capacità unica di stare bene ovunque, in una veranda anni Settanta come in un appartamento modernissimo. Ecco perché il 2026 lo celebra più che mai
Se hai sfogliato qualche rivista di arredamento negli ultimi mesi, o semplicemente hai passato un po’ di tempo su Pinterest, te ne sarai accorta: il rattan è ovunque. Sui balconi, certo, ma anche nei soggiorni, nelle camere da letto, persino in cucina. Il perché è presto detto: questo materiale ha qualcosa che le tendenze contemporanee cercano con sempre più insistenza: autenticità, artigianalità e un calore visivo che nessun materiale sintetico riesce a replicare. E poi c’è quella texture, quella trama intrecciata che porta dentro casa una sensazione di natura elegante.
Il rattan – tecnicamente la fibra ricavata dalla palma rattan, una pianta rampicante originaria delle foreste tropicali dell’Asia – è uno dei materiali da arredo più antichi del mondo. Lo usavano gli egizi, lo portarono in Europa i colonizzatori nel Seicento, lo resero iconico i designer scandinavi negli anni Cinquanta e Sessanta. Poi arrivò il boom degli anni Settanta con la sedia a uovo, il letto a baldacchino in vimini e il salotto completo in rattan che campeggiava in ogni casa borghese, e con lui una certa sovrabbondanza che finì per appannarne il fascino. Gli anni Ottanta e Novanta lo relegarono ai magazzini e alle seconde case al mare. Ma il rattan, come certi classici del guardaroba, ha solo aspettato il momento giusto per tornare.
C’è una ragione precisa per cui questo materiale si inserisce perfettamente nel mood del 2026. Stiamo vivendo un momento di forte ritorno alla materia autentica – pietra, terracotta, legno grezzo, fibre naturali – in reazione agli anni della perfezione sintetica e delle superfici laccate. In questo contesto, il rattan parla lo stesso linguaggio: è un materiale che non nasconde la propria origine, che porta con sé la traccia del processo artigianale, che invecchia bene sviluppando una patina dorata invece di rovinarsi. Ha anche un vantaggio pratico non secondario: è leggero, resistente e sorprendentemente versatile. C’è poi una dimensione emotiva. Il rattan evoca qualcosa… una veranda con il tè del pomeriggio, una casa di vacanza, insomma: una certa lentezza che la vita contemporanea fatica a concedersi. Portarlo in casa è, in un certo senso, un atto di intenzione: voglio uno spazio che respiri, che rallenti, che abbia il sapore di un luogo dove si sta bene.
Il rischio, quando si abbraccia troppo entusiasticamente un materiale così carico di memoria, è quello di scivolare nel revival involontario. La chiave per usarlo in modo contemporaneo è il mix. Anziché prevedere un ambiente che sia interamente in rattan, l’ideale è puntare su una sedia, una lampada, un cestino portariviste, al massimo due pezzi coordinati. Il resto dell’arredo deve essere bilanciato con elementi moderni e puliti, come una struttura metallica nera, un divano in tessuto neutro, superfici in legno chiaro o cemento. I colori che funzionano meglio come compagni di questa magnifica fibra sono quelli della terra e della natura: bianco sporco, beige caldo, verde salvia, terracotta, ottanio profondo. I contrasti forti – rattan su una parete grigio scuro, per esempio – danno risultati sorprendentemente sofisticati. Da evitare, invece, l’abbinamento con il bianco ottico e i colori troppo freddi: tolgono a questo materiale il suo calore naturale e lo fanno sembrare fuori posto.
La sedia è un classico intramontabile e quella con la seduta intrecciata e la struttura curva funziona ovunque: a tavola, davanti a una scrivania o in un angolo camera. Basta un solo pezzo in una stanza moderna per cambiarne completamente l’atmosfera. Le lampade a sospensione con paralume intrecciato sono tra i pezzi più cercati del momento, perché creano un gioco di luci e ombre straordinario e funzionano benissimo sia sopra un tavolo da pranzo che in una camera da letto. Sul comodino o su uno scaffale, anche una piccola lampada da tavolo fa la sua figura senza impegnare troppo. Il letto con testiera in rattan è forse il pezzo più scenografico: conferisce alla camera un’aria morbida e romantica che le testate imbottite non sempre riescono a dare. E poi ci sono i contenitori – cesti, scatole, portariviste – il modo più semplice e meno impegnativo per portare questa fibra naturale in casa senza stravolgere nulla.
Il balcone e il terrazzo restano il territorio d’elezione del rattan, ma anche qui le cose sono cambiate. Il set da giardino anni Ottanta ha lasciato il posto a pezzi molto più curati: chaise longue con cuscini in lino, tavolini con piano in vetro o pietra, dondoli con struttura in rattan naturale o sintetico che resiste alle intemperie. Il rattan sintetico, tecnicamente polyrattan, ha raggiunto livelli estetici che lo rendono quasi indistinguibile dall’originale, con il vantaggio di non soffrire l’umidità e di richiedere pochissima manutenzione. Per il terrazzo è spesso la scelta più intelligente.
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