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Apertura enigmistica
LifeStyle

L’enigmistica, una palestra per il cervello

Silvia Amendola
Silvia Amendola
5 Giugno 2026

In questo articolo

  • Un’orchestra di aree cerebrali
  • La riserva che protegge
  • Quindici minuti bastano, purché siano regolari
  • Non esiste un’età giusta
  • Calma, umore e quella soddisfazione difficile da spiegare
Fabrizio Di Stani
con la consulenza del dott. Fabrizio Di Stani

Neurologo

Piacere, memoria, protezione dal declino: ecco i benefici sorprendenti di cruciverba e rebus raccontati dalla neurologia

Bastano una penna, qualche minuto libero e una pagina di cruciverba per mettere in moto una sorprendente quantità di processi mentali. Quello che sembra un semplice gioco, infatti, è in realtà un’attività capace di coinvolgere memoria, attenzione, linguaggio e capacità di ragionamento.  A spiegare cosa accade davvero nel cervello quando apri una rivista di cruciverba è il dottor Fabrizio Di Stani, specialista in neurologia e ricercatore all’IRCCS San Raffaele di Roma.

Un’orchestra di aree cerebrali

Riempire le caselle mette in moto qualcosa di straordinariamente complesso: «Quando risolviamo cruciverba o rebus si attivano molte aree cerebrali connesse tra loro», spiega il dottor Di Stani. «Le aree del linguaggio, soprattutto nel lobo temporale sinistro – come il giro temporale superiore e l’area di Wernicke – lavorano per recuperare parole e significati. Le aree frontali, in particolare la corteccia prefrontale dorsolaterale, sono coinvolte nel ragionamento, nella flessibilità mentale e nel “tentativo ed errore”». Ma non è tutto: «L’ippocampo entra in gioco per il recupero della memoria, mentre la corteccia cingolata anteriore aiuta a monitorare gli errori». E a livello neurochimico, l’enigmistica accende una vera catena di molecole chiave: «Aumenta l’attività di neurotrasmettitori come la dopamina – legata alla gratificazione quando troviamo la soluzione – l’acetilcolina, che regola attenzione e memoria, e la noradrenalina, responsabile di vigilanza e concentrazione». Tre segnali chimici attivati, ogni volta che riempi uno spazio vuoto.

La riserva che protegge

Uno degli aspetti più studiati riguarda la prevenzione del declino cognitivo. «Non è una cura – precisa il dottor Di Stani – ma può contribuire alla cosiddetta riserva cognitiva». Questa espressione, centrale nella neurologia moderna, indica la capacità del cervello di resistere ai danni e di riorganizzarsi nel tempo. «Attività come l’enigmistica stimolano la plasticità cerebrale, cioè la capacità delle reti neuronali di riorganizzarsi». A livello biologico, i meccanismi sono affascinanti: «Si osserva un aumento di fattori neurotrofici come il BDNF – il Brain-Derived Neurotrophic Factor – che supporta la sopravvivenza dei neuroni e le connessioni sinaptiche». Ci sono poi dati che suggeriscono «una possibile modulazione dell’infiammazione cerebrale, con un migliore equilibrio di citochine», anche se Di Stani sottolinea che «questo effetto dipende molto dallo stile di vita globale». L’enigmistica da sola non basta: inserita in un insieme di abitudini sane, però, può fare la differenza.

“scegli un livello adeguato di difficoltà”

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Quindici minuti bastano, purché siano regolari

Quanto tempo bisogna dedicarsi all’enigmistica perché sia davvero efficace? «Non esiste una dose precisa, ma serve continuità», chiarisce il neurologo. «Sessioni di 15-30 minuti, anche non quotidiane ma regolari, sono sufficienti per attivare i circuiti cognitivi». C’è però una condizione: «L’importante è che il compito sia leggermente sfidante: questo mantiene attivi i sistemi attentivi, mediati da noradrenalina e acetilcolina, e i circuiti della ricompensa dopaminergica». Scegli il livello giusto per te: né banale né frustrante. Quella zona di leggera difficoltà è esattamente dove avviene la magia neurologica.

Non esiste un’età giusta

Se stai pensando che i benefici appartengano soprattutto agli anziani, il dottor Di Stani ti smentisce senza esitazioni: «Non c’è un’età giusta, perché il cervello resta plastico per tutta la vita». Cambiano le reti coinvolte, ma il valore dell’allenamento cognitivo rimane costante in ogni stagione della vita. «Nei giovani si potenziano reti fronto-temporali e competenze linguistiche. Negli adulti si mantiene efficiente la connettività tra corteccia prefrontale e strutture limbiche. Negli anziani si cerca di preservare circuiti vulnerabili, come quelli dell’ippocampo» chiarisce l’esperto. «A tutte le età, l’attivazione ripetuta di queste reti favorisce il mantenimento delle connessioni sinaptiche». Insomma, non importa quando inizi: importa che tu inizi.

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“stimola la plasticità cerebrale”

Calma, umore e quella soddisfazione difficile da spiegare

C’è un motivo preciso se dopo una sessione di cruciverba ti senti inspiegabilmente più serena. «L’impegno attentivo riduce l’attività dei circuiti legati al rimuginio – come alcune aree della “default mode network” – favorendo un effetto calmante».

La default mode network è quella rete cerebrale che si accende quando la mente vaga: concentrarsi su una definizione impegnativa, di fatto, la silenzia. È una forma naturale di presenza mentale, quasi meditativa. E non è tutto: «Può contribuire a ridurre i livelli di stress percepito, probabilmente attraverso una modulazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e dei livelli di cortisolo». La prossima volta che prendi in mano una rivista di enigmistica, ricordati che non stai solo passando il tempo: stai dando al tuo cervello esattamente quello di cui ha bisogno. E lui, a modo suo, te ne è grato.

Tags:

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