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Tinajo-VolcanDelCuervo, © Turismo Lanzarote
Viaggi

Lanzarote, quando la lava incontra il design

Silvia Santori
Silvia Santori
20 Febbraio 2026

In questo articolo

  • Riserva della biosfera
  • Il Parco Nazionale di Timanfaya
  • Le impronte di César Manrique
  • Tra le sue opere sulla isla diferente ti consigliamo di visitare:
  • Visite imperdibili
    • Info

Nel corso dei millenni, la lava incandescente dei vulcani ha contribuito a forgiare il volto di quest’affascinante isola dell’arcipelago delle Canarie, la cui anima deve molto anche al visionario artista César Manrique

Terra lunare, di visioni e di visionari. Il viaggio, a Lanzarote, inizia una volta che sei arrivata. Ed è un viaggio che ti sfida ad affinare i sensi e andare oltre l’impatto, al di là del primo sguardo. Conoscere davvero questa isola dell’arcipelago delle Canarie è spunto per riflessioni complesse, che scendono sotto la superficie. E non è un caso. Sì, perché per acquisire una visione d’insieme di Lanzarote, bisogna letteralmente scendere sotto la lava che la ricopre, e invertire la prospettiva. Così, conosci un mondo a volte silenzioso, a volte variopinto ed esuberante, che rispetta la natura, la valorizza e la abita. Tanto da renderla opera d’arte. Il percorso per comprendere a pieno l’anima di questa “isla diferente” passa inevitabilmente per un uomo, artista poliedrico, architetto visionario pur non essendolo mai diventato ufficialmente, pittore, scultore che a Lanzarote deve i suoi natali: César Manrique. La sua impronta di gigante e avanguardista e la sua visione di quest’isola sono ovunque. Non solo nelle sue opere, ma anche nel volto con cui Lanzarote si presenta all’esterno, nel forte senso di orgoglio e appartenenza che hanno i suoi accoglienti abitanti. Basta solo aguzzare lo sguardo.

Hervideros, © Turismo Lanzarote
Hervideros, © Turismo Lanzarote

Riserva della biosfera

Situata a 125 Km dalla costa africana e a 1000 dalla penisola iberica, Lanzarote si estende su 840 Km quadrati di superficie di cui il 42 percento sono spazi protetti, per tutelarne bellezza e unicità. Non per niente, dal 1993 l’isola è stata insignita dall’UNESCO del titolo di Riserva della Biosfera. La sua attività vulcanica è iniziata circa 11 milioni di anni fa e, nel corso dei secoli, la terra si è aperta diverse volte, lasciando sgorgare lava incandescente che ha continuato a forgiarne il volto. Furono però le eruzioni del 1730 e del 1824 a dare all’isola l’aspetto lunare con cui si presenta oggi. Soprattutto la prima, che durò circa sei anni (fino al 1736) e seppellì diversi paesini, senza fare nessuna vittima, ricoprendo di lava un terzo dell’isola. Ovunque girerai lo sguardo, scorgerai delle alture: tutte le montagne e le colline che formano l’incredibile skyline di Lanzarote sono dei vulcani. Oggi non più attivi, tranne quello di Timanfaya: profondo 13 metri, ha temperature che variano dai 100 ai 600° C e produce straordinari geyser di vapore. Il primo impatto, dunque, ti farà percepire di essere arrivata in un posto unico, pura geologia, un luogo dal paesaggio lavico in continuo cambiamento per l’erosione dei venti Alisei e il terreno vulcanico, ricoperto quasi per intero da lava solidificata che, a seconda della luce, assume colori diversi, circondato dalla trasparente acqua dell’oceano Atlantico che lambisce spiagge sabbiose e scenografiche scogliere che vi si tuffano a picco. Le onde la rendono il paradiso dei surfisti.

Timanfaya PaisajeVolcánico © Turismo Lanzarote
Timanfaya PaisajeVolcánico © Turismo Lanzarote
Timanfaya PaisajeVolcánico © Turismo Lanzarote
Timanfaya PaisajeVolcánico © Turismo Lanzarote
Timanfaya PaisajeVolcánico © Turismo Lanzarote
Timanfaya PaisajeVolcánico © Turismo Lanzarote

Il Parco Nazionale di Timanfaya

Il primo luogo da visitare per fare amicizia con l’imponenza della natura del luogo è senz’altro il Parco Nazionale di Timanfaya, che si trova nella parte sud occidentale dell’isola ed è il risultato delle eruzioni di appena 300 anni fa. Una volta all’interno, lo scenario che ti si presenterà è da fantascienza: potrai ammirare le cosiddette Montagne di Fuoco, composte da coni vulcanici, mare di lava e spiagge di sabbia nera. Dopo aver pagato il biglietto, entrerai a bordo di un autobus che ti porterà nel cuore di un paesaggio marziano dominato dalla lava, con colori che vanno dal rosso metallico al bruno scuro. Sarà un’esperienza unica ammirare le diverse forme assunte dal magma nel suo solidificarsi. È possibile fare trekking nel parco lungo due diversi percorsi, prenotandoti (con congruo anticipo) sul sito: www.reservasparquesnationales.es. 

Le impronte di César Manrique

Come dicevamo, la vera e profonda essenza di Lanzarote e la filosofia che si cela dietro il suo aspetto non possono essere comprese senza conoscere l’opera di César Manrique. Nato ad Arrecife, la capitale di Lanzarote, nel 1919, studia architettura spinto dal volere dei suoi genitori, ma ben presto abbandona l’università. Dopo aver vissuto alcuni anni a Madrid e aver amato perdutamente Pepi Gòmez senza poterla sposare (di suo marito, morto prematuramente, infatti non si era mai ritrovato il corpo), in seguito alla scomparsa della donna l’artista decide di partire e viaggiare per entrare in contatto con altre culture. Arriva così negli Stati Uniti, la mecca dell’arte negli anni ’60, dove conosce la Land Art, prima di tornare a Lanzarote nel 1966 su sollecitazione dell’amico Juan Ramirez Cerdà (presidente del Cabildo di Lanzarote) che lo chiama per elaborare strategie finalizzate ad arginare le incalzanti pressioni speculative del turismo globalizzato. È a quel punto che inizia il suo progetto più ambizioso: utilizzare la propria isola come una tela, “essere la mano libera che dona una forma alla geologia”, contribuendo e definirne l’identità inconfondibile. Inizia così a trasformarla, avvalendosi della collaborazione di Jesus Soto e applicando un principio fondamentale: le sue opere devono dialogare con il territorio, armonizzarsi con la natura fino a compenetrarsi, confondendosi. I suoi interventi sul territorio sono orientati alla sostenibilità. Ecco quindi che l’artista entra nel ventre della terra, scende sotto la lava e costruisce all’interno dei jameos (bolle d’aria rimaste intrappolate tra la lava), usa le rocce come pareti e soffitti, non stravolgendo l’ambiente ma mimetizzandosi con esso. Un antesignano ecologista, che sostiene che la natura sia una vera risorsa, che può essere abitata. In un ambiente che sembra ostile all’uomo, Manrique trasforma la natura in un riparo, un guscio che accoglie. Diverse sono le sue opere nel territorio dell’isola, così come il suo contributo a mantenere di Lanzarote il volto autentico, impedendo che questo venga stravolto dal turismo di massa. Ecco allora che decide che non ci saranno cartelloni pubblicitari per strada, perché potrebbero distrarre il viaggiatore dallo spettacolo naturale; le case, tutte rigorosamente bianche calce, dovranno restare basse, avendo al massimo 2, 3 piani. Gli alberghi potranno contare fino a 7 piani, di cui 3 o 4, però, sotto il livello della strada. Manrique in qualche modo si pone come baluardo dell’autenticità di un territorio che non deve vendere l’anima al consumismo, bensì considerare l’architettura rurale come identitaria. Muore nel 1992 in seguito a un incidente stradale, avvenuto poco lontano da casa sua. Lasciando in eredità alla sua isola l’orgoglio e l’appartenenza a una realtà che lui ha interpretato, tra sogno e design. 

Tra le sue opere sulla isla diferente ti consigliamo di visitare:

Jameos Del Agua, Lanzarote © Turismo Lanzarote
© Turismo Lanzarote

JAMEOS DEL AGUA: È forse l’opera più conosciuta di Manrique a Lanzarote, oltre che la prima. È un’opera di riqualificazione di uno spazio naturale diventato centro artistico, un giardino dell’Eden atipico ricavato nel centro della terra. Vi si accede scendendo una scalinata di legno che porta a un ristorante panoramico con dei riferimenti omaggio ai pescatori dell’isola: si trovano qui infatti vele di barche, un’ancora, delle sedie create con il legno preso dalle imbarcazioni. Dal ristorante l’occhio è catturato da un tunnel vulcanico con una grande vasca di acqua marina al suo interno. In questa piccolo specchio d’acqua è possibile vedere i Jameitos, piccoli granchietti albini, non vedenti e specie protetta poiché vivono solo qui. Seguendo il percorso si arriva in un giardino con vegetazione lussureggiante e una grande piscina, c’è poi un suggestivo auditorium naturale ricavato all’interno della lava.

El Mirador del Rio, Lanzarote © Turismo Lanzarote
© Turismo Lanzarote

MIRADOR DEL RIO: Situato sul punto più alto dell’isola nei pressi dei resti di un complesso militare della fine del XIX secolo, il Mirador è una torre di avvistamento che si nasconde nella roccia e offre una vista straordinaria sulla striscia di mare che separa Lanzarote da La Graciosa. Se l’edificio è appena percettibile dall’esterno, una volta entrata sarai colpita dalla sua singolarità. Vi sono infatti due enormi vetrate che hanno la forma di due occhi, quelli del Mirador.

El Campesino, Lanzarote
© Turismo Lanzarote

CASA MUSEO DEL CAMPESINO: Nel cuore dell’isola, a San Bartolomé, si erge il complesso architettonico della Casa Museo del Campesino (contadino), una delle opere di Manrique più cariche di riferimenti simbolici, dove l’arte e la tradizione si uniscono. L’artista ha dedicato questa creazione agli uomini e alle donne della campagna, che ogni giorno lavorano per portare avanti i valori, i prodotti e le tradizioni dell’isola. È costruita con l’architettura tipica di Lanzarote, con le sue pareti bianche e brillanti. Il Monumento alla Fecondità, che omaggia la natura, attira lo sguardo con i suoi 15 metri di altezza che sfidano il vento. Entrando nel museo scoprirai i segreti dell’artigianato locale, le tradizioni e lo stile di vita degli agricoltori dell’isola.

Fondazione Cesar Manrique, giardino esterno
© Turismo Lanzarote

FONDAZIONE CÉSAR MANRIQUE: Creata dallo stesso artista con un gruppo di amici nel 1982 e inaugurata nel 1992, la César Manrique è una fondazione culturale privata, autofinanziata senza scopo di lucro con l’intento di contribuire a incentivare e diffondere l’attività artistica, ambientale e culturale. La sua sede è all’interno della spettacolare dimora di Manrique, negli alloggi dei domestici e nel garage. L’abitazione, nella quale l’artista ha vissuto per diversi anni ospitando anche celebrità di fama mondiale, è stata costruita in una proprietà che si stende su una colata lavica riconducibile alle eruzioni avvenute tra il 1730 e il 1736. Sorge su cinque bolle vulcaniche naturali (jameos) di grandi dimensioni e si articola su due livelli. Il piano superiore ricalca lo stile architettonico tradizionale con l’aggiunta di elementi moderni, come delle spettacolari vetrate sulla corrente di lava che rendono il magma panorama ed elemento di attrazione dello sguardo; il piano inferiore, invece, è ricavato nei jameos, collegati tra loro tramite stretti corridoi bianchi. Il mobilio è degli anni ’60/’70 e rispetta i dettami della Pop Art. 

Jardin general 01_© CACT Lanzarote
© Turismo Lanzarote

JARDIN DE CACTUS: Realizzato in un’antica cava è stato aperto nel 1991 ed è l’ultima opera dell’artista. Ospita circa 4500 esemplari di 450 specie di cactus e piante grasse. In questo spazio, magnifico esempio di intervento integrato nel paesaggio, si scorge anche un omaggio ai contadini dell’isola, rappresentato dai terrazzamenti laterali.

La Salina da Janubio © Turismo Lanzarote
La Salina da Janubio © Turismo Lanzarote
Charco de los Clicos © Turismo Lanzarote
Charco de los Clicos © Turismo Lanzarote
La Geria © Turismo Lanzarote
La Geria © Turismo Lanzarote
Teguise © Turismo Lanzarote
Teguise © Turismo Lanzarote

Visite imperdibili

La tua esplorazione dell’isola non è finita qui. Da visitare, la Salina de Janubio, una delle più grandi delle isole Canarie, attiva dal 1895: la storia di Lanzarote è infatti legata al sale (“l’oro bianco” dell’isola), che rappresenta la sua industria più antica, con una produzione di tutto rispetto. 

Non perdere il Charco de los Clicos: la vista di questo cratere, parzialmente sprofondato nel mare e della laguna verde smeraldo che nasconde, è uno spettacolo emozionante. 

Esempio di ingegno e resilienza, è poi LaGeria, la zona del vino. Il paesaggio qui offre un colpo d’occhio unico al mondo. Dopo le ultime eruzioni vulcaniche, infatti, i contadini dell’isola ebbero la necessità di adattare la coltivazione all’ambiente, che era drammaticamente cambiato. E così si ingegnarono scavando delle buche a forma di cono rovesciato per cercare il terreno fertile rimasto coperto da circa 2 metri di lava. Lì in fondo, hanno iniziato a piantare la vite, con le radici che affondano nel terreno fertile. Hanno poi aggiunto i picon, sassolini neri di pietra lavica porosa che sono in grado di trattenere l’umidità portata dal vento e dalla notte per rilasciarla nel terreno durante il giorno. Tutto intorno, sulla superficie, hanno costruito gli zocos, muretti di pietre laviche disposte a mezza luna per riparare le piante dai forti Alisei. Il panorama nero di LaGeria è dunque puntellato di buche disposte in file perfette, al centro le viti, il cui verde contrasta con il terreno scuro. Il vitigno dominante a Lanzarote è la malvasia vulcanica, ne risulta un vino molto minerale che regala un’esplosione di sapori in bocca. 

Vale una visita la vecchia capitale Teguise. Oggi comune più grande dell’isola, conserva edifici di grande valore storico e artistico.

Infine, non puoi partire da Lanzarote senza aver fatto un’escursione a La Graciosa, l’isola più singolare delle Canarie, parte della Riserva Marina dell’Arcipelago Chinijo, con soli 600 abitanti e circondata da spiagge da sogno. 

Info

DOVE MANGIARE:

  • Ristorante Brisa Marina a Playa Blanca per cucina di pesce fresco.

  • Ristorante della Casa Museo del Campesino per degustare piatti tradizionali.

  • La Bodega de Santiago, piatti alla griglia e cevice tipici regionali in una casa del XIX secolo.

  • Ristorante Coentro, serve anche piatti vegetariani e sperimentazione d’autore.

  • Ristorante El Veril a La Graciosa, per mangiare con i piedi tuffati nella sabbia ottima cucina locale a base di pesce (Viale Virgen del Mar 93, 35540 Caleta del Sebo).

DOVE DORMIRE:

  • Princesa Yaiza Suite Hotel & Resort.

  • Secrets Lanzarote Resort & Spa .

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arte e naturaCésar ManriquedesignIsole CanarieLanzarotelavapaesaggi vulcanicireportageSpagnatravelViaggi

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